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The Soul Podcast in Italy!

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Jams Of The Week

1. Tight Eyes (Nicolay & Kay)

2. Allison (Sean Jones)

3. Soul Amazing (Blu & Exile)

24 Febbraio 2008


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Back In Time

1. Tony Braxton

2. Dj Alibi - One day (2007)

LE JAMZ, I BACK IN THE DAYS DI MARZO


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:) The Funny Show e' un podcast post moderno prodotto da Funny dal Novembre del 2005.


DJ Esperienza

DJ Esperienza

Episode 90 - 05/05/2008

L' episodio di oggi tratta in maniera non troppo impegnativa il concetto di liberta', attraverso l'articolo 21 della nostra costituzione italiana, per confluire nel discorso musicale, sempre coerente e vario tra la scelta personale dei brani all'impostazione di regia e speakeraggio.
Ho fatto tutto cio' solo per incentivare chi mi ascolta a qualche spunto sulla comunicazione odierna, al confronto attivo attraverso questo blog e l'email funny@networkstudio5.it.
Fatemi sapere. Alla prossima settimana!

Sotto Dj Mehdi a caccia di vinili.

Dall'inizio alla fine... Blazin' The Official Soul/rnb podcast in Italy! Qui su funnypodcast.podshow.com!

01 - Souldiggers - it's funny sigla
02 - e3 - blunted
03 - Presto - relax your mind
04 - lovespirals remixed - this truth - kambronn remix
05 - ghostface killah - charlie brown remixed by Dj Mehdi
06 - mr vegas - you're gonna need me feat jovi rockwell
07 - ghemon - voglio essere libero (prod Mr Phil)
08 - 9th Wonder feat Jean Grae, Mos Def, Menphis Bleek - Brooklyn in my mind
09 - Dj logic - Bubblehouse
10 - bettye lavette - you'll never change
11 - bigquan - always on my mind
12 - Michele Marmo - la via delle nuvole

Tutte le strumentali ascoltate nei miei interventi sono estratte da: CALLIN'4DONUTS in FREE DOWNLOAD nel myspace di Faraone4!
Mentre l'intervento finale e' "SIAEsco" e' tratto da One, album di Faraone4 e Kafone.

Buon ascolto! Passate qui per scaricare le puntate, cliccando sul numero dell'episodio che volete. Se invece preferite abbonarvi allo show su itunes, passate qui!


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Eli "Paperboy" Reed performing "The Poor Side of Town"


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Peppino Impastato, trent’anni dopo. Giornalisti antimafia mai più soli.

Il 3 Maggio e' stata una giornata dedicata a tutti coloro che compiendo il mestiere del giornalismo hanno raccontato con tutta liberta' l'informazione, in particolare quelli che hanno raccontato la mafia e i suoi sistemi, attraverso documenti, sondando dal profondo reali accaduti, facendo i conti persino sulla loro pelle.
Non sono certo indicata per scrivere tutto questo come lo farebbero i giornalisti, ma la mia coscienza di cittadina italiana mi impone di scrivere, parlare, leggere, ricordare di tutto questo aiutandomi ed aiutandoci a capire molte cose che ci stanno attorno. Il primo passo contro la mafia e' informarci, pensando che il suo sistema debba essere raccontato. Purtroppo la mafia ed i suoi sistemi sono vicini e tolgono i diritti "congelando" l'uomo. Solo la sete di liberta' e giustizia ci puo' aiutare. Libera informazione!


Sotto, Peppino Impastato in prima linea contro la mafia, reinterpretato da Luigi Lo Cascio, nel film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana.
E l'intervista a Giovanni Impastato che riprende il titolo del mio post, dal sito : Articolo 21 Associazione per la Liberta' d'informazione.



intervista di Pino Finocchiaro


"Trent’anni dopo, molto è cambiato. Ma i giornalisti che narrano i fatti di mafia rischiano ancora. E non è giusto che a difenderli siano le scorte delle forze dell’ordine. I giornalisti coraggiosi, quelli che amano ancora condurre inchieste devono avere come unica scorta il consenso della società civile. I primi a far loro da scorta devono essere gli editori, gli altri giornalisti, i lettori". Giovanni Impastato. Lo raggiungo al telefono. E’ al suo banchetto del tabaccaio, in quella pizzeria di Cinisi che è il simbolo della piccola impresa che si ribella. Del negozietto aperto a tutti ma chiuso al pizzo, alle protezioni di zii e nipoti, figliocci e padrini. E’ una Sicilia dove tutti possono sentirsi fratelli anche se non parlano siciliano e neppure italiano. Mi risponde mentre prosegue a vendere quei fiammiferi e quelle sigarette che sono il segno dell’indipendenza della sua famiglia.

Mentre più in là lievita la pasta per la pizza e qualche operaio sporco di calce addenta già un panino con un bicchiere di birra fredda messo lì a liberare i pensieri per le quattro chiacchiere con i compagni che anche per oggi se la sono cavata senza cadere giù dall’impalcatura o finire sotto uno scavo tirato via troppo in fretta e senza puntelli. E’ la Sicilia viva, vera, che lavora e guarda a quel futuro che Cosa Nostra e i suoi servi in giacca e cravatta si ostinano a rubarle.

Peppino Impastato era un giornalista incazzato e senza tesserino. Non aveva tempo da perdere con le scartoffie. Aveva messo su una radio di paese e denunciava gli inciuci tra democristiani e comunisti. Tra mafiosi e imprenditori. Le violazioni urbanistiche per realizzare il vicino aeroporto di Punta Raisi che ora porta il nome di Falcone e Borsellino.

Se ne faccia una ragione quel politico che trova triste l’intitolazione ai giudici antimafia dell’aeroporto del quale Peppino denunciò gli intrecci mafiosi e l’olezzo di corruzione. Dall’8 all’11 a Cinisi nessuno piangerà, saranno giorni di festa e se vuoi di incazzamento. E se qualche lacrima scapperà, inevitabile, stia tranquillo che questi ragazzi di Cinisi che al mattino si cercano un lavoro e alla sera si ritrovano uomini liberi, sapranno dare parole alle lacrime.

Peppino Impastato fu sequestrato e ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978. Il suo corpo fu ritrovato lungo la ferrovia con una carica esplosiva accanto. Un terrorista ucciso mentre preparava un attentato, la facile soluzione del caso. L’assassinio di Moro oscurò la vicenda e persino autorevoli testate di sinistra liquidarono la vicenda accogliendo la tesi del terrorista. Anche a certi comunisti siciliani andava bene quella menzogna. Peppino l’impiccione se l’era voluta. Ma la lunga marcia silenziosa della madre Felicia Impastato non diede tregua ai suoi assassini. Le sue dichiarazioni nette ed essenziali davanti alle telecamere di quei pochi giornalisti d’inchiesta rimasti in Italia scossero il paese e il giorno dei funerali di mamma Felicia c’era l’Italia che crede che Cosa Nostra si può battere. Parte di Cinsi, no.

"Sì, non è come trent’anni fa – mi dice Giovanni, mentre, sento, dà il resto ai clienti - la sua vicenda giudiziaria ha avuto uno sbocco, molti mafiosi sono stati condannati. La legge 109 sulla confisca dei beni comincia a dare i suoi frutti. La mafia stragista è stata attaccata e colpita al cuore. Adesso c’è Addio Pizzo. Ma la mafia come modello culturale e politico c’è ancora. Anzi, la cultura dominante, di riferimento è quella mafiosa. Non solo in Sicilia ma anche in Italia. Ovviamente, non mi riferisco all’ala militare di Cosa Nostra, della ‘ndrangheta, della Camorra, di tutte le mafie, ma alla borghesia mafiosa".

L’antidoto?
"Dobbiamo fare leva sulla cultura. Non dico che la repressione non sia importante. Ma il contrasto alla mafia non può essere ridotto ad un problema di ordine pubblico. Ha una dimensione culturale che va combattuta sin dalle scuole. Dal confronto fra la gente. E’ una priorità per chi ha la responsabilità di informare, formare, educare".

Ecco. Partendo dall’esperienza di Peppino. Cosa dovrebbero fare i media?
"Devono fare di più. Molto di più. Devono prendere coscienza del fatto che otto giornalisti sono stati uccisi perché indagavano sulla mafia e sui suoi rapporti oscuri col potere politico, economico, imprenditoriale.

"Devo dire, però, che i giornalisti il loro dovere lo fanno. Quel che mi impressiona è l’incapacità di indignarsi della gente. Le parole di Dell’Utri e Berlusconi, i loro attestati di eroismo nei confronti di Mangano, sono state riportate, commentate, criticate dai giornalisti ma poi tutto è scivolato via. Come se la cosa non riguardasse la vita di tutti i giorni e la gente non si indigna più".

Perché?
"Perché l’informazione non basta. Perché non basta più fare antimafia nei salotti televisivi. Occorre riscoprire un’antimafia dei bisogni e dei diritti. Un’antimafia che si preoccupi dei problemi quotidiani, che torni tra la gente, che comprenda le necessità. Che faccia comprendere che è proprio la mafia ad inasprire i bisogni, a gestire arbitrariamente lo stato di necessità che lei stessa ha prodotto. E’ Cosa Nostra che cancella i diritti sanciti non solo con le illegalità palesi ma con i favoritismi, i mezzucci, le connivenze. Illuminare a giorno questa radicata cultura mafiosa è l’unico antidoto all’assuefazione popolare".

E che cosa salveresti dei media negli ultimi trent’anni?
"Il giornalismo d’inchiesta. C’è ancora chi prova a farlo. Ma a grandi linee quel tipo di giornalismo non si scorge più.

"Negli ultimi trent’anni? Direi le inchieste dell’Ora. Quelle che non si fermavano ai dispacci di polizia e carabinieri. Quelle che mettevano in luce i rapporti tra mafia ed eversione neofascista. Tra mafia e cavalieri del lavoro. Adesso, invece, scorgo la volontà di non scontentare nessuno. Di essere politicamente corretti. Leggo una scrittura più blanda, più rilassata. Non vedo informazione d’assalto. Certo, comprendo anche le preoccupazioni. Perché un giornalista non dovrebbe mai rischiare la vita. E ancor prima non dovrebbe mai temere di restare solo. Dovrebbe essere sempre sostenuto dal suo giornale, dall’editore".

Insomma c’è una responsabilità sociale nel fare antimafia.
"Certo. Perché non è possibile educare i giovani alla lotta alla mafia senza averli prima educati alla democrazia, alla capacità di comprendere le connessioni con i poteri forti. Ecco. Questo mi preoccupa. Dell’Utri beatifica Mangano e non si indignano? Non reagiscono di fronte a cose così gravi. Poi cala il silenzio. La capacità di intromettersi in ogni piccolo affare della mafia, di raccogliere capillarmente il pizzo non è più un problema di sicurezza. Il problema è il rumeno presunto stupratore. Il rumeno finisce per fare più paura di Cosa Nostra. I lettori non ricordano più cos’è Cosa Nostra col suo immenso potere e le sue immense ricchezze. I lettori temono il rumeno non più i boss. Sono preoccupato, sì. Questo modo di spostare la lettura della verità è un pericolo per la democrazia e per la nostra vita di tutti i giorni. Sono preoccupato. Ma spero nei giovani che ricordano ancora la storia di Peppino e che vengono qui a Cinisi per interrogarsi, per scambiarsi verità, per esercitare il vizio della memoria. La lotta alla mafia cammina sulle loro gambe".

E sono gambe che vengono da lontano. Sul sito del Centro Impastato non appena appare il programma delle manifestazioni per il trentennale dell’omicidio di Peppino si anima il glob, arrivano le adesioni da tutta l’Italia. Tita scrive: "La Valle Camonica ci sarà". Benvenuta Val camonica in Sicilia. Perché se trent’anni hanno insegnato qualcosa ai giornalisti che scriviamo di mafie, quel qualcosa si riassume in poche parole: "Mai più soli!".

www.pinofinocchiaro.it


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Episode 89 - 28/04/2008

Direttamente dalla produttrice al consumatore, il podcast 89!!

Dall'inizio alla fine... Blazin' The Official Soul/rnb podcast in Italy! Qui su funnypodcast.podshow.com!

01 - Soulride - Mr radio
02 - dwayne ellis - evelyn white
03 - Presto - relax your mind
04 - eli paperboy reed and the true loves - the satisfier
05 - Presto - trip to brazil
06 - Darien Brockington - Can We Fall in Love Again Main
07 - Kero One - ckeck the blueprint
08 - plastic soul band - somehow
09 - jack wyles - just a jazzy reggae suite
10 - Lyrics Born - I like it I Love it
11 - Rupez - tatuato a morsi
12 - rahim samad - whats so wrong
13 - Fara&Kaf - One - La notte (feat. Souldavid)
14 - The Procussions - Wegotta
15 - betty davis - if im in luck i might get picked up
16 - Wendisue - the sickness

Buon ascolto!


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L'informazione al VDay2!


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Arabesque - Anna Conda


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Wow.


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Episode 88 - 21/04/2008

L'episodio di oggi e' dedicato ad Erykah Badu ed al suo nuovo album “New Amerykah Part One (4th World War)”. Certo, per motivi che gia' sapete non potro' diffondere ad onde libere la sua musica. Ma nessuno mi vieta di parlarne e poi di raccontare, attraverso aneddoti d'interviste ed il documentario "Before The Music Dies", il percorso dell'artista piu' ecclettica e trasversale della musica soul!
Mentre ascoltate tenete d'occhio il sito per titoli, nomi, artisti e tutto il resto che ho compilato poco fa. Ah rispondo ad un mucchio d'ascoltatori attivi sul Myspace (3): si, sono io quella che "parla" e sono io che faccio da regia!
What else? Mi scrivo quello che devo dire, ma non leggo quasi mai!

Dall'inizio alla fine... Blazin' The Official Soul/rnb podcast in Italy! Qui su funnypodcast.podshow.com!

01 - presto - relax your mind instrumentals
02 - havana - shine
03 - soulride - mr radio
04 - K- Hill - Still Got Luv 4 U
05 - Drag Wan - io sono colui che mi si crede
06 - Karme - evasioni prevedibili
07 - Presto - trip to brazil
08 - Dj Spinna feat Ndea Davenport - where's the love
09 - Direct Drive - time machine
10 - Lim Jeong Hee - music is my life
11 - Sol Uprising - Don't Ignore Me
12 - bray - manufactured atmosphere
13 - special generation - love me just for me
14 - natalie williams - yours truly
15 - lizz fields - silent simphony

Buon ascolto!


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Before The Music Dies Documentary

In questo documentario "Before The Music Dies", si racconta di come parte della musica sia morta, a sostituzione dei piu' semplificati congegni tecnologici. Invece, nello spezzone sopra, si tratta del sistema radiofonico americano che detiene la maggior parte del suo mercato per distribuire prodotti (essendoci dei format venduti al miglior offerente). Personalmente sono convinta che ci siano sempre delle possibilita', basta avere una mente lungimirante. E come dice Erykah Badu "bisogna diventare imprenditori di se' stessi". Per questo e molti altri motivi, le persone scelgono sempre piu' la rete perche' offre una risposta che nei canali ufficiali non c'e': semplice, diretta, autentica, autonoma e fonte di riguardo dei media tradizionali. Non e' un caso che oggi la tv e la radio hanno utilizzato questo responso sul net riprogrammando i loro show e pescando dalla rete talenti. Questo metodo e' per stare sul mercato, non perche' stiano fallendo, ma perche' se non lo fanno possono fallire. Erykah Badu e molti altri musicisti, per i quali e' necessaria la preparazione autentica per fare la loro arte, ne hanno discusso suscitando in me risposte (che per altro gia' sapevo) ed un incoraggiamento in piu' per prendere atto che nel grande (grazie a questi personaggi come Erykah Badu, The Roots, Mos Def...ecc) si puo' fare qualcosa per fare bene, per diffondere della musica e non dei prodotti. Ed anche noi indipendenti d'ultima linea possiamo lavorare tranquillamente sapendo di far emergere la qualita'. Un flusso positivo per la musica. Finche e' cosi non muore niente!


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Lynden David Hall - Do I Qualify Live


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