:) The Funny Show e' un podcast post moderno prodotto da Funny dal Novembre del 2005.
DJ Esperienza
Episode 90 - 05/05/2008
L' episodio di oggi tratta in maniera non troppo impegnativa il concetto di liberta', attraverso l'articolo 21 della nostra costituzione italiana, per confluire nel discorso musicale, sempre coerente e vario tra la scelta personale dei brani all'impostazione di regia e speakeraggio.
Ho fatto tutto cio' solo per incentivare chi mi ascolta a qualche spunto sulla comunicazione odierna, al confronto attivo attraverso questo blog e l'email funny@networkstudio5.it. Fatemi sapere. Alla prossima settimana!
Sotto Dj Mehdi a caccia di vinili.
Dall'inizio alla fine... Blazin' The Official Soul/rnb podcast in Italy! Qui su funnypodcast.podshow.com!
01 - Souldiggers - it's funny sigla
02 - e3 - blunted
03 - Presto - relax your mind
04 - lovespirals remixed - this truth - kambronn remix
05 - ghostface killah - charlie brown remixed by Dj Mehdi
06 - mr vegas - you're gonna need me feat jovi rockwell
07 - ghemon - voglio essere libero (prod Mr Phil)
08 - 9th Wonder feat Jean Grae, Mos Def, Menphis Bleek - Brooklyn in my mind
09 - Dj logic - Bubblehouse
10 - bettye lavette - you'll never change
11 - bigquan - always on my mind
12 - Michele Marmo - la via delle nuvole
Tutte le strumentali ascoltate nei miei interventi sono estratte da: CALLIN'4DONUTS in FREE DOWNLOAD nel myspace diFaraone4!
Mentre l'intervento finale e' "SIAEsco" e' tratto da One, album di Faraone4 e Kafone.
Buon ascolto! Passate qui per scaricare le puntate, cliccando sul numero dell'episodio che volete. Se invece preferite abbonarvi allo show su itunes,passatequi!
Peppino Impastato, trent’anni dopo. Giornalisti antimafia mai più soli.
Il 3 Maggio e' stata una giornata dedicata a tutti coloro che compiendo il mestiere del giornalismo hanno raccontato con tutta liberta' l'informazione, in particolare quelli che hanno raccontato la mafia e i suoi sistemi, attraverso documenti, sondando dal profondo reali accaduti, facendo i conti persino sulla loro pelle.
Non sono certo indicata per scrivere tutto questo come lo farebbero i giornalisti, ma la mia coscienza di cittadina italiana mi impone di scrivere, parlare, leggere, ricordare di tutto questo aiutandomi ed aiutandoci a capire molte cose che ci stanno attorno. Il primo passo contro la mafia e' informarci, pensando che il suo sistema debba essere raccontato. Purtroppo la mafia ed i suoi sistemi sono vicini e tolgono i diritti "congelando" l'uomo. Solo la sete di liberta' e giustizia ci puo' aiutare. Libera informazione!
Sotto, Peppino Impastato in prima linea contro la mafia, reinterpretato da Luigi Lo Cascio, nel film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana.
E l'intervista a Giovanni Impastato che riprende il titolo del mio post, dal sito : Articolo 21 Associazione per la Liberta' d'informazione.
intervista di Pino Finocchiaro
"Trent’anni dopo,
molto è cambiato. Ma i giornalisti che narrano i fatti di mafia
rischiano ancora. E non è giusto che a difenderli siano le scorte delle
forze dell’ordine. I giornalisti coraggiosi, quelli che amano ancora
condurre inchieste devono avere come unica scorta il consenso della
società civile. I primi a far loro da scorta devono essere gli editori,
gli altri giornalisti, i lettori". Giovanni Impastato.
Lo raggiungo al telefono. E’ al suo banchetto del tabaccaio, in quella
pizzeria di Cinisi che è il simbolo della piccola impresa che si
ribella. Del negozietto aperto a tutti ma chiuso al pizzo, alle
protezioni di zii e nipoti, figliocci e padrini. E’ una Sicilia dove
tutti possono sentirsi fratelli anche se non parlano siciliano e
neppure italiano. Mi risponde mentre prosegue a vendere quei fiammiferi
e quelle sigarette che sono il segno dell’indipendenza della sua
famiglia.
Mentre più in là lievita la pasta per la pizza e qualche operaio
sporco di calce addenta già un panino con un bicchiere di birra fredda
messo lì a liberare i pensieri per le quattro chiacchiere con i
compagni che anche per oggi se la sono cavata senza cadere giù
dall’impalcatura o finire sotto uno scavo tirato via troppo in fretta e
senza puntelli. E’ la Sicilia viva, vera, che lavora e guarda a quel
futuro che Cosa Nostra e i suoi servi in giacca e cravatta si ostinano
a rubarle.
Peppino Impastato era un giornalista incazzato e senza tesserino.
Non aveva tempo da perdere con le scartoffie. Aveva messo su una radio
di paese e denunciava gli inciuci tra democristiani e comunisti. Tra
mafiosi e imprenditori. Le violazioni urbanistiche per realizzare il
vicino aeroporto di Punta Raisi che ora porta il nome di Falcone e
Borsellino.
Se ne faccia una ragione quel politico che trova triste
l’intitolazione ai giudici antimafia dell’aeroporto del quale Peppino
denunciò gli intrecci mafiosi e l’olezzo di corruzione. Dall’8 all’11 a
Cinisi nessuno piangerà, saranno giorni di festa e se vuoi di
incazzamento. E se qualche lacrima scapperà, inevitabile, stia
tranquillo che questi ragazzi di Cinisi che al mattino si cercano un
lavoro e alla sera si ritrovano uomini liberi, sapranno dare parole
alle lacrime.
Peppino Impastato fu sequestrato e ucciso nella notte tra l’8 e il 9
maggio del 1978. Il suo corpo fu ritrovato lungo la ferrovia con una
carica esplosiva accanto. Un terrorista ucciso mentre preparava un
attentato, la facile soluzione del caso. L’assassinio di Moro oscurò la
vicenda e persino autorevoli testate di sinistra liquidarono la vicenda
accogliendo la tesi del terrorista. Anche a certi comunisti siciliani
andava bene quella menzogna. Peppino l’impiccione se l’era voluta. Ma
la lunga marcia silenziosa della madre Felicia Impastato
non diede tregua ai suoi assassini. Le sue dichiarazioni nette ed
essenziali davanti alle telecamere di quei pochi giornalisti
d’inchiesta rimasti in Italia scossero il paese e il giorno dei
funerali di mamma Felicia c’era l’Italia che crede che Cosa Nostra si
può battere. Parte di Cinsi, no.
"Sì, non è come trent’anni fa – mi dice Giovanni, mentre, sento, dà
il resto ai clienti - la sua vicenda giudiziaria ha avuto uno sbocco,
molti mafiosi sono stati condannati. La legge 109 sulla confisca dei
beni comincia a dare i suoi frutti. La mafia stragista è stata
attaccata e colpita al cuore. Adesso c’è Addio Pizzo. Ma la mafia come
modello culturale e politico c’è ancora. Anzi, la cultura dominante, di
riferimento è quella mafiosa. Non solo in Sicilia ma anche in Italia.
Ovviamente, non mi riferisco all’ala militare di Cosa Nostra, della
‘ndrangheta, della Camorra, di tutte le mafie, ma alla borghesia
mafiosa".
L’antidoto?
"Dobbiamo fare leva sulla cultura.
Non dico che la repressione non sia importante. Ma il contrasto alla
mafia non può essere ridotto ad un problema di ordine pubblico. Ha una
dimensione culturale che va combattuta sin dalle scuole. Dal confronto
fra la gente. E’ una priorità per chi ha la responsabilità di
informare, formare, educare".
Ecco. Partendo dall’esperienza di Peppino. Cosa dovrebbero fare i media?
"Devono
fare di più. Molto di più. Devono prendere coscienza del fatto che otto
giornalisti sono stati uccisi perché indagavano sulla mafia e sui suoi
rapporti oscuri col potere politico, economico, imprenditoriale.
"Devo dire, però, che i giornalisti il loro dovere lo fanno. Quel
che mi impressiona è l’incapacità di indignarsi della gente. Le parole
di Dell’Utri e Berlusconi, i loro attestati di eroismo nei confronti di
Mangano, sono state riportate, commentate, criticate dai giornalisti ma
poi tutto è scivolato via. Come se la cosa non riguardasse la vita di
tutti i giorni e la gente non si indigna più".
Perché?
"Perché l’informazione non basta.
Perché non basta più fare antimafia nei salotti televisivi. Occorre
riscoprire un’antimafia dei bisogni e dei diritti. Un’antimafia che si
preoccupi dei problemi quotidiani, che torni tra la gente, che
comprenda le necessità. Che faccia comprendere che è proprio la mafia
ad inasprire i bisogni, a gestire arbitrariamente lo stato di necessità
che lei stessa ha prodotto. E’ Cosa Nostra che cancella i diritti
sanciti non solo con le illegalità palesi ma con i favoritismi, i
mezzucci, le connivenze. Illuminare a giorno questa radicata cultura
mafiosa è l’unico antidoto all’assuefazione popolare".
E che cosa salveresti dei media negli ultimi trent’anni?
"Il giornalismo d’inchiesta. C’è ancora chi prova a farlo. Ma a grandi linee quel tipo di giornalismo non si scorge più.
"Negli ultimi trent’anni? Direi le inchieste dell’Ora. Quelle che
non si fermavano ai dispacci di polizia e carabinieri. Quelle che
mettevano in luce i rapporti tra mafia ed eversione neofascista. Tra
mafia e cavalieri del lavoro. Adesso, invece, scorgo la volontà di non
scontentare nessuno. Di essere politicamente corretti. Leggo una
scrittura più blanda, più rilassata. Non vedo informazione d’assalto.
Certo, comprendo anche le preoccupazioni. Perché un giornalista non
dovrebbe mai rischiare la vita. E ancor prima non dovrebbe mai temere
di restare solo. Dovrebbe essere sempre sostenuto dal suo giornale,
dall’editore".
Insomma c’è una responsabilità sociale nel fare antimafia.
"Certo.
Perché non è possibile educare i giovani alla lotta alla mafia senza
averli prima educati alla democrazia, alla capacità di comprendere le
connessioni con i poteri forti. Ecco. Questo mi preoccupa. Dell’Utri
beatifica Mangano e non si indignano? Non reagiscono di fronte a cose
così gravi. Poi cala il silenzio. La capacità di intromettersi in ogni
piccolo affare della mafia, di raccogliere capillarmente il pizzo non è
più un problema di sicurezza. Il problema è il rumeno presunto
stupratore. Il rumeno finisce per fare più paura di Cosa Nostra. I
lettori non ricordano più cos’è Cosa Nostra col suo immenso potere e le
sue immense ricchezze. I lettori temono il rumeno non più i boss. Sono
preoccupato, sì. Questo modo di spostare la lettura della verità è un
pericolo per la democrazia e per la nostra vita di tutti i giorni. Sono
preoccupato. Ma spero nei giovani che ricordano ancora la storia di
Peppino e che vengono qui a Cinisi per interrogarsi, per scambiarsi
verità, per esercitare il vizio della memoria. La lotta alla mafia
cammina sulle loro gambe".
E sono gambe che vengono da lontano. Sul sito del Centro Impastato
non appena appare il programma delle manifestazioni per il trentennale
dell’omicidio di Peppino si anima il glob, arrivano le adesioni da
tutta l’Italia. Tita scrive: "La Valle Camonica ci sarà". Benvenuta Val
camonica in Sicilia. Perché se trent’anni hanno insegnato qualcosa ai
giornalisti che scriviamo di mafie, quel qualcosa si riassume in poche
parole: "Mai più soli!".
L'episodio di oggi e' dedicato ad Erykah Badu ed al suo nuovo album “New Amerykah Part One (4th
World War)”. Certo, per motivi che gia' sapete non potro' diffondere ad onde libere la sua musica. Ma nessuno mi vieta di parlarne e poi di raccontare, attraverso aneddoti d'interviste ed il documentario "Before The Music Dies", il percorso dell'artista piu' ecclettica e trasversale della musica soul!
Mentre ascoltate tenete d'occhio il sito per titoli, nomi, artisti e tutto il resto che ho compilato poco fa.
Ah rispondo ad un mucchio d'ascoltatori attivi sul Myspace (3): si, sono io quella che "parla" e sono io che faccio da regia!
What else? Mi scrivo quello che devo dire, ma non leggo quasi mai!
Dall'inizio alla fine... Blazin' The Official Soul/rnb podcast in Italy! Qui su funnypodcast.podshow.com!
01 - presto - relax your mind instrumentals
02 - havana - shine
03 - soulride - mr radio
04 - K- Hill - Still Got Luv 4 U
05 - Drag Wan - io sono colui che mi si crede
06 - Karme - evasioni prevedibili
07 - Presto - trip to brazil
08 - Dj Spinna feat Ndea Davenport - where's the love
09 - Direct Drive - time machine
10 - Lim Jeong Hee - music is my life
11 - Sol Uprising - Don't Ignore Me
12 - bray - manufactured atmosphere
13 - special generation - love me just for me
14 - natalie williams - yours truly
15 - lizz fields - silent simphony
In questo documentario "Before The Music Dies", si racconta di come parte della musica sia morta, a sostituzione dei piu' semplificati congegni tecnologici. Invece, nello spezzone sopra, si tratta del sistema radiofonico americano che detiene la maggior parte del suo mercato per distribuire prodotti (essendoci dei format venduti al miglior offerente). Personalmente sono convinta che ci siano sempre delle possibilita', basta avere una mente lungimirante. E come dice Erykah Badu "bisogna diventare imprenditori di se' stessi". Per questo e molti altri motivi, le persone scelgono sempre piu' la rete perche' offre una risposta che nei canali ufficiali non c'e': semplice, diretta, autentica, autonoma e fonte di riguardo dei media tradizionali. Non e' un caso che oggi la tv e la radio hanno utilizzato questo responso sul net riprogrammando i loro show e pescando dalla rete talenti. Questo metodo e' per stare sul mercato, non perche' stiano fallendo, ma perche' se non lo fanno possono fallire. Erykah Badu e molti altri musicisti, per i quali e' necessaria la preparazione autentica per fare la loro arte, ne hanno discusso suscitando in me risposte (che per altro gia' sapevo) ed un incoraggiamento in piu' per prendere atto che nel grande (grazie a questi personaggi come Erykah Badu, The Roots, Mos Def...ecc) si puo' fare qualcosa per fare bene, per diffondere della musica e non dei prodotti. Ed anche noi indipendenti d'ultima linea possiamo lavorare tranquillamente sapendo di far emergere la qualita'. Un flusso positivo per la musica. Finche e' cosi non muore niente!